Offerta di lancioAvvocati: Pro a vita gratis · Lifetime da 199 €Pro a vita gratis per avvocati 10 postiRichiedi il postoRichiedi

GuidaGuida pratica · Giudici, tempi e strumenti

Quanto durano le cause in Italia: i numeri

Una causa civile ordinaria dura in media più di un anno in tribunale, un altro anno e mezzo in appello e oltre due in Cassazione: circa cinque anni se si percorrono tutti i gradi, contro i quasi sette del 2019. Il penale è più rapido nei tre gradi (958 giorni), le cause di lavoro chiudono in otto mesi, quelle di cittadinanza e asilo superano i tre anni. Oltre la durata ragionevole scatta l'indennizzo della legge Pinto.

Verificato il 20 settembre 2026Lettura: 6 min

In breve

  • Civile 2025 (disposition time): 435 giorni in tribunale, 492 in appello, 863 in Cassazione; 1.789 giorni nei tre gradi (2.512 nel 2019); obiettivo PNRR 1.507 non raggiunto.
  • Penale 2025: 958 giorni nei tre gradi (312 + 524 + 122), contro 1.392 del 2019; obiettivo 1.044 raggiunto.
  • Per materia (tribunali): lavoro 256 giorni, previdenza 154 (ATP), liquidazioni giudiziali 117, civile ordinario circa 585 di disposition time e 896 di durata effettiva, cittadinanza 1.304, asilo 1.224.
  • Grandi differenze tra uffici: i dati per distretto del Ministero mostrano scarti ampi tra tribunali e tra corti d'appello: conta il proprio ufficio, non la media.
  • Legge Pinto: ragionevole = 3 anni + 2 + 1 (6 in tutto); indennizzo 400-800 euro per anno di ritardo, con rimedi preventivi e domanda entro 6 mesi.

I numeri e come leggerli

Grado e materia20192025Variazione
Tribunale, contenzioso civile556 giorni435 giorni-21,8%
Corte d'appello, civile656492-24,8%
Cassazione, civile1.302863-33,8%
Tre gradi, civile2.5121.789-28,8% (obiettivo PNRR 1.507, -40%)
Tre gradi, penale1.392958 (tribunale 312, appello 524, Cassazione 122)-31,2% (obiettivo 1.044, -25%)
Tribunale, cause di lavoro—256—
Tribunale, accertamenti tecnici previdenziali—154—
Tribunale, liquidazioni giudiziali—117—
Tribunale, cittadinanza—1.304—
Tribunale, protezione internazionale—1.224—

I numeri sono disposition time (Istat, giugno 2026, su dati del Ministero della giustizia): il rapporto tra i procedimenti pendenti a fine anno e quelli definiti nell'anno, moltiplicato per 365, cioè il tempo che servirebbe a smaltire lo stock al ritmo attuale. È l'indicatore europeo (Cepej, EU Justice Scoreboard) e quello del PNRR, ma non misura quanto è durata la causa di qualcuno: per quello il Ministero calcola la durata effettiva, media dei procedimenti conclusi nell'anno dalla data di iscrizione, che è più alta perché include l'arretrato che si sta smaltendo. Nei tribunali, per l'insieme dei procedimenti civili SICID, nel 2023 la durata effettiva era di 460 giorni contro un disposition time di 319; per il solo civile ordinario (contratti, responsabilità, proprietà, famiglia contenziosa) 896 giorni di durata effettiva e 585 di disposition time, per il lavoro 341 e 279, per la previdenza 628 e 496, per la volontaria giurisdizione 143 e per i procedimenti speciali (decreti ingiuntivi, cautelari) 78. Le esecuzioni immobiliari e le procedure concorsuali stanno su altri registri e durano di regola alcuni anni. Anche il clearance rate conta: nel 2025 i tribunali hanno definito 1,07 cause per ogni nuova iscritta, le corti d'appello 1,17, la Cassazione 1,30, ed è questo che sta svuotando l'arretrato. Dietro le medie ci sono differenze enormi tra uffici: il Ministero pubblica i dati per distretto e per tribunale, e sulla stessa materia gli scarti tra il più rapido e il più lento sono ampi; per questo la stima utile è quella del proprio tribunale, non la media nazionale. Nel 2025 anche le cause di successione (circa 836 giorni) stavano tra le più lunghe.

La durata ragionevole e l'indennizzo (legge Pinto)

Art. 2, commi 2-bis e 2-ter, L. 89/2001 — Diritto all'equa riparazione

«Si considera rispettato il termine ragionevole di cui al comma 1 se il processo non eccede la durata di tre anni in primo grado, di due anni in secondo grado, di un anno nel giudizio di legittimità. […] Si considera rispettato il termine ragionevole se il procedimento di esecuzione forzata si è concluso in tre anni, e se la procedura concorsuale si è conclusa in sei anni. […] Si considera comunque rispettato il termine ragionevole se il giudizio viene definito in modo irrevocabile in un tempo non superiore a sei anni».

  1. Il termine: tre anni in primo grado, due in appello, uno in Cassazione, tre per l'esecuzione, sei per le procedure concorsuali; comunque rispettato se tutto finisce in sei anni. Nel civile la causa inizia con la notifica della citazione o il deposito del ricorso; nel penale con la qualità di imputato o la conoscenza legale della chiusura delle indagini.
  2. I rimedi preventivi (art. 1-ter), senza i quali la domanda è inammissibile: introdurre la causa con il rito semplificato o chiedere il passaggio a quel rito; nelle altre cause e in appello, chiedere la decisione a seguito di trattazione orale; nel penale, depositare un'istanza di accelerazione; tutto almeno sei mesi prima che scada il termine ragionevole.
  3. L'indennizzo (art. 2-bis): di regola da 400 a 800 euro per ogni anno, o frazione superiore a sei mesi, oltre il termine; aumentabile fino al 20 per cento per gli anni dopo il terzo e al 40 dopo il settimo; ridotto fino al 20 o 40 per cento se le parti sono più di dieci o di cinquanta, e fino a un terzo se la domanda del ricorrente è stata respinta per intero; il giudice tiene conto dell'esito, del comportamento delle parti, della natura degli interessi e del valore della causa.
  4. La domanda (art. 4): alla corte d'appello del distretto competente, entro sei mesi da quando la decisione è diventata definitiva, oppure già in corso di causa una volta superato il termine ragionevole; il procedimento è monocratico con decreto e opposizione, e lo Stato paga con i tempi (lunghi) dei propri bilanci.
  5. Il penale: oltre alla Pinto, la prescrizione corre fino alla sentenza di primo grado e poi si ferma, e l'appello e il ricorso in Cassazione diventano improcedibili se durano più di due anni e di un anno (art. 344-bis c.p.p.), con proroghe per i reati gravi; i tempi del processo penale dipendono soprattutto dalla fase delle indagini.

Che cosa aspettarsi e come accorciare

In pratica, oggi, un decreto ingiuntivo non opposto arriva in poche settimane, un'opposizione lo trasforma in una causa ordinaria; una causa di lavoro si chiude in tribunale in meno di un anno, una separazione giudiziale o un divorzio contenzioso in uno-due anni, una causa ordinaria con consulenza tecnica e testimoni in due-tre, un'esecuzione immobiliare in tre-quattro; l'appello aggiunge da uno a due anni, la Cassazione due o più, salvo le materie con corsia preferenziale. Le variabili che l'avvocato controlla sono il rito (semplificato dove possibile), la completezza dei documenti nel primo atto, la scelta dei mezzi di prova, la rinuncia ai rinvii e la richiesta di decisione orale, mentre quelle che non controlla sono il carico del giudice, le notifiche fallite e le sospensioni; la mediazione e la negoziazione assistita, quando riescono, tolgono mesi e a volte anni. Vale sempre la pena fare i conti: se il credito è di 8.000 euro e la causa ordinaria durerà tre anni con appello, una transazione al 70 per cento oggi spesso vale più della sentenza piena tra cinque anni, soprattutto se il debitore può diventare insolvente. Il tempo, in tribunale, è un costo come le spese e l'onorario: conviene chiederne una stima realistica alla prima consulenza, per quel tribunale e quella materia.

Domande frequenti

Quanto dura una causa civile in tribunale?

Il disposition time del contenzioso civile nei tribunali era di 435 giorni nel 2025 (556 nel 2019), ma è una media tra materie diversissime: le cause di lavoro chiudono in 256 giorni, gli accertamenti tecnici previdenziali in 154, mentre le cause ordinarie (contratti, responsabilità, proprietà) restano intorno ai 585 giorni di disposition time e a quasi 900 di durata effettiva dei procedimenti conclusi, e quelle di cittadinanza e protezione internazionale superano i 1.200. In concreto, una causa ordinaria con testimoni e consulenza tecnica dura da due a tre anni nella maggior parte dei tribunali; un decreto ingiuntivo non opposto poche settimane.

E se faccio appello e poi ricorso in Cassazione?

Nel 2025 il disposition time era di 492 giorni nelle corti d'appello e di 863 in Cassazione: sommando i tre gradi si arriva a 1.789 giorni, poco meno di cinque anni, contro i 2.512 (quasi sette anni) del 2019. L'obiettivo del PNRR era scendere a 1.507 giorni entro giugno 2026 e non è stato raggiunto, anche se la Cassazione ha ridotto i tempi di un terzo e le corti d'appello di un quarto. Il penale ha fatto meglio: 958 giorni nei tre gradi (312 in tribunale, 524 in appello, 122 in Cassazione), sotto l'obiettivo di 1.044.

La mia causa dura da sei anni: ho diritto a un risarcimento?

Probabilmente sì, con la legge Pinto (L. 89/2001): la durata ragionevole è di tre anni in primo grado, due in appello, uno in Cassazione, e comunque sei anni complessivi; per ogni anno di ritardo (o frazione superiore a sei mesi) il giudice liquida di regola da 400 a 800 euro, con aumenti fino al 20 e al 40 per cento oltre il terzo e il settimo anno. A due condizioni: aver usato i rimedi preventivi (rito semplificato, istanza di decisione orale o di accelerazione, almeno sei mesi prima della scadenza del termine) e presentare la domanda alla corte d'appello entro sei mesi dalla definitività, o anche in corso di causa una volta superato il termine. L'indennizzo si riduce se la causa era pretestuosa o le parti moltissime.

Che cosa posso fare per accorciare i tempi?

Scegliere la strada più breve: decreto ingiuntivo se il credito è documentato, rito semplificato per le cause senza istruttoria complessa, mediazione o negoziazione assistita quando c'è margine di accordo, procedimento sommario o cautelare quando serve una decisione urgente. In causa: chiedere i termini brevi, evitare i rinvii concordati, depositare documenti completi dal primo atto, chiedere la decisione orale (art. 281-sexies c.p.c.), non moltiplicare i testimoni, transigere quando il risultato atteso non vale l'attesa. E ricordare che il tempo pesa anche sul valore: interessi, rivalutazione e spese crescono, ma i debitori insolventi nel frattempo scompaiono.

Domande collegate

Fai la tua domanda: rispondono gratis gli avvocati iscritti

Fonti normative

I testi sono quelli vigenti su normattiva.it alla data di verifica della pagina.

Da leggere insieme