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GuidaDiritto penale · Il procedimento penale

Quanto dura un processo penale

Dal fatto alla sentenza definitiva passano in media meno di tre anni di giudizio, dopo indagini che la legge vorrebbe chiudere in un anno ma che spesso durano di più: i dati del 2025 mostrano un processo penale più rapido del 31% rispetto al 2019, oltre l'obiettivo del PNRR. Restano i termini che contano per l'imputato: quelli delle indagini, con la «stasi» sanzionata dalla discovery, quelli dell'improcedibilità in appello e in cassazione, e la prescrizione che si ferma con la sentenza di primo grado.

Verificato il 21 settembre 2026Lettura: 6 min

In breve

  • Indagini: 1 anno dall'iscrizione (6 mesi per le contravvenzioni, 18 per i reati gravi), una proroga di 6 mesi, massimo 18 mesi o 2 anni (artt. 405-407 c.p.p.); poi 3 mesi (9 per i reati gravi) per esercitare l'azione o chiedere l'archiviazione (art. 407-bis), altrimenti deposito degli atti e avviso all'indagato (art. 415-ter).
  • Dati 2025 (Ministero della giustizia): tempo medio di definizione 312 giorni in tribunale, 524 in appello, 122 in cassazione; 958 giorni per tre gradi, -31% rispetto al 2019.
  • Improcedibilità (art. 344-bis): per i reati dal 2020, appello non definito in 2 anni e cassazione in 1 anno (più proroghe) = fine del processo, salvo ergastolo e rinuncia dell'imputato.
  • Prescrizione: per i reati dal 2020 si ferma per sempre con la sentenza di primo grado (art. 161-bis c.p.); la riforma che la sostituirebbe con sospensioni di 24 e 12 mesi e abrogherebbe l'improcedibilità è ferma al Senato.
  • Durata irragionevole: equa riparazione Pinto da 400 a 800 euro l'anno oltre i 3+2+1 anni, con domanda entro 6 mesi e previa istanza di accelerazione.

I termini di legge, fase per fase

Art. 405, comma 2, c.p.p. — Termini per la conclusione delle indagini preliminari

«Salvo quanto previsto dagli articoli 406 e 415-bis, il pubblico ministero conclude le indagini preliminari entro il termine di un anno dalla data in cui il nome della persona alla quale è attribuito il reato è iscritto nel registro delle notizie di reato. Il termine è di sei mesi, se si procede per una contravvenzione, e di un anno e sei mesi, se si procede per taluno dei delitti indicati nell'articolo 407, comma 2».

FaseTermine di leggeChe cosa succede se scadeNorma
Iscrizione nel registro«immediata» quando emergono indizi; il GIP può retrodatarla su richiesta dell'indagato se ingiustificatamente ritardatagli atti compiuti oltre il termine calcolato dalla data corretta sono inutilizzabiliartt. 335, 335-quater c.p.p.
Indagini preliminari1 anno (6 mesi contravvenzioni; 18 mesi reati art. 407 c. 2), + 6 mesi di proroga una sola volta; massimo 18 mesi o 2 anniatti successivi inutilizzabili (art. 407, c. 3)artt. 405-407
Decisione del PM3 mesi (9 per i reati gravi) dalla scadenza delle indagini o dai termini dell'avviso 415-bisdeposito degli atti in segreteria, avviso a indagato e persona offesa, possibile avocazione del procuratore generaleartt. 407-bis, 415-ter
Avviso di conclusione delle indagini20 giorni all'indagato per memorie, documenti, interrogatorio—art. 415-bis
Udienza preliminaredecreto in 5 giorni, udienza entro 30 giorni dal deposito della richiesta (termini ordinatori); avvisi 10 giorni primanessuna sanzione processuale; rileva per la Pintoartt. 418-419
Dibattimentocitazione con almeno 20 giorni (60 con citazione diretta); nessun termine massimo; sospensione feriale—artt. 429, 552
Motivazione della sentenza15 giorni, fino a 90 se complessa, prorogabili—art. 544
Appello2 anni dal 90° giorno dopo la scadenza per la motivazione; proroga fino a 1 anno (più per terrorismo, mafia, reati sessuali)improcedibilità per i reati dal 2020art. 344-bis
Cassazione1 anno, prorogabile di 6 mesiimprocedibilitàart. 344-bis
Custodia cautelaretermini di fase da 3 mesi a 1 anno e 6 mesi per fase, massimi complessivi da 2 a 6 anni secondo la penascarcerazioneartt. 303-304

La riforma Cartabia ha aggredito il punto debole storico, la «stasi» tra fine delle indagini e decisione del PM: oggi, scaduti i tre (o nove) mesi, gli atti vanno depositati e l'indagato può chiedere al GIP di ordinare al PM di decidere; il procuratore generale può avocare. I termini restano però difficili da controllare per chi è indagato senza saperlo: fino all'avviso 415-bis o a un atto garantito, la durata delle indagini si scopre solo con l'accesso al registro (art. 335, c. 3). Nel giudizio non esistono termini massimi di durata, ma dal 2020 la sentenza di primo grado ferma la prescrizione e i tempi delle impugnazioni sono presidiati dall'improcedibilità: per i reati commessi prima del 2020 vale invece la prescrizione con le regole precedenti (sospensione dopo la sentenza per i fatti del 2017-2019, che la Corte costituzionale ha ritenuto legittima con la sentenza 38/2026).

I tempi reali e come cambiano

I numeri ufficiali misurano il «disposition time», il tempo medio che un ufficio impiega a definire i procedimenti pendenti. Al 31 dicembre 2025 il tribunale definisce in media in 312 giorni, la corte d'appello in 524, la cassazione in 122: un processo che attraversa i tre gradi dura in media 958 giorni, contro i 1.392 del 2019, con una riduzione del 31,2% che supera l'obiettivo del 25% fissato dal PNRR per giugno 2026. Le medie nascondono differenze enormi: alcuni distretti del Sud hanno tempi di appello doppi rispetto al Nord, i procedimenti con detenuti hanno corsia preferenziale, i riti alternativi (patteggiamento, abbreviato, decreto penale, messa alla prova) chiudono in mesi ciò che il dibattimento chiude in anni. A questi tempi vanno aggiunte le indagini, non conteggiate nel dato di giudizio: per i reati comuni, tra iscrizione e citazione passano spesso uno o due anni.

Che cosa allunga un processo: molti imputati e testimoni, rogatorie e perizie, la citazione di testi irreperibili, i rinvii per impedimento, il cambio del giudice con rinnovazione del dibattimento, le questioni di competenza e le nullità, la carenza di organico dell'ufficio. Che cosa lo accorcia: la scelta del rito, l'accordo sulle prove (art. 493, c. 3), la rinuncia ai testi superflui, la richiesta di trattazione prioritaria, la definizione con condotte riparatorie e remissione della querela. La difesa non ha interesse univoco alla rapidità: per l'imputato detenuto la lentezza è un costo, per quello libero con un reato anteriore al 2020 può portare alla prescrizione, per la persona offesa è quasi sempre un danno.

Che cosa fare se il processo dura troppo

  1. Verificare i termini delle indagini: con l'accesso al registro delle notizie di reato (art. 335) e, dopo l'avviso 415-bis, con l'esame degli atti; gli atti oltre il termine sono inutilizzabili e l'iscrizione tardiva si può far retrodatare (art. 335-quater).
  2. Sollecitare il PM in stasi: scaduti i tre o nove mesi dell'art. 407-bis, chiedere il deposito degli atti ex art. 415-ter e, se serve, l'intervento del GIP e del procuratore generale.
  3. Istanza di accelerazione: l'imputato e la parte civile devono depositarla, personalmente o con procuratore speciale, almeno sei mesi prima che scadano i termini ragionevoli (art. 1-ter, c. 2, L. 89/2001): senza, la domanda di equa riparazione è inammissibile; per i detenuti chiedere la trattazione prioritaria.
  4. Calcolare improcedibilità e prescrizione: per i reati dal 2020 contare i due anni dell'appello dal novantesimo giorno dopo la scadenza per la motivazione, tenendo conto delle proroghe e delle sospensioni; per i reati anteriori, la prescrizione con le regole del tempo (guida).
  5. Equa riparazione: ricorso alla corte d'appello entro sei mesi dalla definitività (o in pendenza, superato il termine ragionevole), con i documenti del processo presupposto; 400-800 euro per anno di ritardo, aumentabili fino al 40%, ridotti fino a un terzo se le richieste dell'imputato sono state respinte.

Le singole fasi sono descritte nelle pagine sull'avviso di conclusione delle indagini, sull'udienza preliminare, sul dibattimento e sull'appello; i termini della custodia cautelare nella pagina sulla custodia cautelare.

Domande frequenti

Quanto possono durare le indagini?
Un anno dall'iscrizione del nome nel registro delle notizie di reato (sei mesi per le contravvenzioni, un anno e sei mesi per i reati gravi dell'art. 407, c. 2), prorogabile una sola volta di sei mesi dal GIP per indagini complesse (art. 406), fino al massimo di diciotto mesi o due anni (art. 407). Scaduto il termine, il PM ha tre mesi (nove per i reati gravi) per esercitare l'azione o chiedere l'archiviazione (art. 407-bis, c. 2); se non lo fa, gli atti vanno depositati e indagato e persona offesa ricevono l'avviso di poterli esaminare (art. 415-ter), mentre gli atti compiuti dopo la scadenza sono inutilizzabili (art. 407, c. 3). Nella pratica, i tempi tra la notizia di reato e l'iscrizione e i ritardi del deposito allungano la fase.
Il mio processo è in appello da più di due anni: che cosa succede?
Per i reati commessi dal 1° gennaio 2020, se l'appello non è definito entro due anni dal novantesimo giorno successivo alla scadenza del termine per il deposito della motivazione di primo grado, l'azione penale è improcedibile (art. 344-bis), salvo proroghe con ordinanza motivata fino a un anno per i giudizi complessi (di più per terrorismo, mafia e reati sessuali) e salvo i delitti puniti con l'ergastolo; l'imputato può rinunciare all'improcedibilità per ottenere una decisione nel merito. In cassazione il termine è di un anno, prorogabile di sei mesi. Per i reati anteriori al 2020 vale invece la prescrizione con i vecchi regimi.
Quanto dura in media un processo penale oggi?
Secondo i dati del Ministero della giustizia al 31 dicembre 2025, il tempo medio di definizione (disposition time) è di 312 giorni in tribunale, 524 in corte d'appello e 122 in cassazione: 958 giorni per un procedimento che attraversa tutti i gradi, contro 1.392 nel 2019 (-31,2%), oltre l'obiettivo PNRR del -25%. Sono medie: le differenze tra sedi sono grandi, un processo con rito abbreviato o patteggiamento si chiude in pochi mesi, un dibattimento con molti testimoni può durare anni.
Posso chiedere un risarcimento se il processo è durato troppo?
Sì, con la legge Pinto (L. 89/2001): il termine ragionevole è di tre anni in primo grado, due in appello, uno in cassazione (o sei anni complessivi), computati per il penale dal momento in cui si assume la qualità di imputato o si ha conoscenza della chiusura delle indagini; l'indennizzo va da 400 a 800 euro per ogni anno di ritardo, con aumenti fino al 40% e riduzioni se le richieste sono state respinte; la domanda si propone alla corte d'appello entro sei mesi dalla definitività, anche in pendenza, ed è inammissibile se non si sono usati i rimedi preventivi (per l'imputato, l'istanza di accelerazione).

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Fonti normative

I testi sono quelli vigenti su normattiva.it alla data di verifica della pagina.

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