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GuidaDiritto tributario · Cartelle e riscossione

Chiedere la sospensione della riscossione

Una cartella si può fermare in tre modi: con una dichiarazione all'agente della riscossione, se il debito è prescritto, già pagato, sgravato o annullato da una sentenza; con un provvedimento dell'ufficio che ha emesso l'atto; con l'ordinanza del giudice tributario, se il ricorso è fondato e il pagamento farebbe un danno grave. La prima strada costa nulla e ha un termine di sessanta giorni; le altre due seguono i tempi del ricorso.

Verificato il 21 settembre 2026Lettura: 5 min

In breve

  • Sospensione legale (L. 228/2012, c. 537-544): dichiarazione all'agente entro 60 giorni dal primo atto per prescrizione o decadenza prima del ruolo, sgravio, sospensione dell'ente, sentenza, pagamento anteriore; blocco immediato; annullamento di diritto se l'ente tace per 220 giorni.
  • Non è un ricorso: i termini per impugnare corrono; non ripetibile; documenti falsi = sanzione 100-200%.
  • Sospensione amministrativa (art. 39 DPR 602): discrezionale, dell'ufficio, fino al primo grado.
  • Sospensione giudiziale (art. 47 D.Lgs. 546): danno grave e irreparabile + fumus; trattazione entro 30 giorni; garanzia possibile; in pendenza di giudizio si paga un terzo, poi due terzi.
  • Rateizzazione e rottamazione bloccano fermi, ipoteche e pignoramenti dalla domanda; dal 2027 la sospensione legale è nell'art. 120 D.Lgs. 33/2025.

La sospensione legale

Art. 1, commi 537, 538 e 540, L. 24 dicembre 2012, n. 228 (dal 1° gennaio 2027: art. 120 D.Lgs. 33/2025)

«Gli enti e le società incaricate per la riscossione dei tributi […] sono tenuti a sospendere immediatamente ogni ulteriore iniziativa finalizzata alla riscossione delle somme iscritte a ruolo o affidate, su presentazione di una dichiarazione da parte del debitore, limitatamente alle partite relative agli atti espressamente indicati dal debitore […]. A pena di decadenza entro sessanta giorni dalla notifica, da parte del concessionario per la riscossione, del primo atto di riscossione utile o di un atto della procedura cautelare o esecutiva eventualmente intrapresa dal concessionario il contribuente presenta al concessionario per la riscossione una dichiarazione anche con modalità telematiche, con la quale venga documentato che gli atti emessi dall'ente creditore prima della formazione del ruolo, ovvero la successiva cartella di pagamento o l'avviso per i quali si procede, sono stati interessati: a) da prescrizione o decadenza del diritto di credito sotteso, intervenuta in data antecedente a quella in cui il ruolo è reso esecutivo; b) da un provvedimento di sgravio emesso dall'ente creditore; c) da una sospensione amministrativa comunque concessa dall'ente creditore; d) da una sospensione giudiziale, oppure da una sentenza che abbia annullato in tutto o in parte la pretesa dell'ente creditore, emesse in un giudizio al quale il concessionario per la riscossione non ha preso parte; e) da un pagamento effettuato, riconducibile al ruolo in oggetto, in data antecedente alla formazione del ruolo stesso, in favore dell'ente creditore. […] In caso di mancato invio, da parte dell'ente creditore, della comunicazione […] trascorso inutilmente il termine di duecentoventi giorni dalla data di presentazione della dichiarazione del debitore […], le partite […] sono annullate di diritto e quest'ultimo è considerato automaticamente discaricato dei relativi ruoli».

Sospensione legaleSospensione amministrativaSospensione giudiziale
NormaArt. 1 c. 537-544 L. 228/2012 (art. 120 D.Lgs. 33/2025 dal 2027)Art. 39 DPR 602/1973Art. 47 D.Lgs. 546/1992
A chi si chiedeAll'agente della riscossione (AdER o concessionario locale)All'ufficio che ha emesso l'attoAlla corte di giustizia tributaria, con il ricorso
MotiviSolo i cinque tassativi: prescrizione o decadenza prima del ruolo, sgravio, sospensione dell'ente, sentenza o sospensione giudiziale, pagamento anterioreDiscrezionali: fondatezza del ricorso, pericolo, autotutelaDanno grave e irreparabile + non manifesta infondatezza
Termine60 giorni dal primo atto utile o dall'atto esecutivo, a pena di decadenzaNessuno; di solito con il ricorsoNel ricorso o con atto separato
EffettoSospensione immediata delle partite indicate; risposta dell'ente; annullamento di diritto dopo 220 giorni di silenzioSospensione totale o parziale fino alla sentenza di primo grado, revocabileOrdinanza entro 30 giorni; decreto urgente; garanzia possibile; merito entro 90 giorni
Costi e rischiGratuita; sanzione 100-200% per documenti falsi; non ripetibileInteressi sulle somme sospese poi dovuteContributo del ricorso; interessi; garanzia
Non serve perVizi di notifica, merito, prescrizione dopo la cartella—Debiti dovuti e non contestabili

La sospensione legale è lo strumento più rapido e meno conosciuto: non richiede avvocato, si presenta dal sito dell'Agenzia delle entrate-Riscossione o allo sportello e obbliga l'agente a fermarsi subito sulle partite indicate, trasferendo la palla all'ente creditore, che deve rispondere e, se tace per 220 giorni, perde il credito. Il suo limite è l'elenco chiuso dei motivi: la prescrizione conta solo se maturata prima che il ruolo fosse reso esecutivo (per quella maturata dopo la cartella serve il ricorso contro l'intimazione o il pignoramento, come spiega la guida sulla prescrizione), e i vizi dell'accertamento o della notifica restano fuori. La dichiarazione non interrompe i termini di impugnazione: chi ha dubbi presenta la dichiarazione e, insieme, il ricorso. Per il debito dovuto la risposta è la rateizzazione, che dalla domanda blocca le misure cautelari ed esecutive, o le definizioni agevolate quando sono aperte.

Come si procede

  1. Identificare l'atto e la data: la cartella, l'intimazione, il preavviso di fermo o di ipoteca, l'atto di pignoramento; i 60 giorni decorrono dal primo atto utile ricevuto o dall'atto cautelare o esecutivo.
  2. Verificare il motivo: pagamento anteriore al ruolo (ricevute), prescrizione o decadenza prima dell'esecutività del ruolo (date dell'atto presupposto e della cartella), sgravio, sospensione dell'ente, sentenza o ordinanza in un giudizio senza l'agente; se il motivo è diverso, ricorso o autotutela.
  3. Presentare la dichiarazione con i documenti, indicando le partite, online nell'area riservata o allo sportello; conservare la ricevuta; l'agente sospende e trasmette entro 10 giorni all'ente.
  4. Attendere la risposta dell'ente (PEC o raccomandata) con sgravio o conferma del debito; in caso di conferma, ricorso contro l'atto entro i termini se ancora aperti; dopo 220 giorni di silenzio, annullamento di diritto da far constatare all'agente.
  5. In parallelo, se c'è un ricorso da fare: istanza di sospensione giudiziale ex art. 47 e istanza all'ufficio ex art. 39; per il debito dovuto, domanda di rateizzazione che sospende fermi, ipoteche e nuove esecuzioni.

Dal 1° gennaio 2027 le stesse regole si leggono nell'art. 120 del D.Lgs. 33/2025, il testo unico che raccoglie le norme sui versamenti e sulla riscossione e che rinumera anche rateizzazione, fermo, ipoteca e riscossione frazionata: la guida sul discarico e la riforma della riscossione spiega l'altro cambiamento strutturale, l'automatico discarico dei carichi non riscossi entro cinque anni. Per l'autotutela, che dal 2024 è obbligatoria per gli errori manifesti anche su atti definitivi, e per il ricorso con la sua cautelare, rinviamo alle guide dedicate; le multe stradali in cartella hanno una guida a parte.

Domande frequenti

Ho ricevuto un'intimazione per una cartella del 2015 che avevo già pagato al comune: che cosa faccio?

Presenti entro 60 giorni dalla notifica dell'intimazione la dichiarazione di sospensione legale all'Agenzia delle entrate-Riscossione, online o allo sportello, allegando la ricevuta del pagamento fatto al comune prima della formazione del ruolo (art. 1, c. 538, lett. e, L. 228/2012). L'agente sospende subito ogni iniziativa su quella partita e trasmette entro dieci giorni la sua dichiarazione al comune, che deve rispondere confermando lo sgravio o la legittimità del debito; se il comune non risponde entro 220 giorni, la partita è annullata di diritto (c. 540). Lo stesso vale per la prescrizione o la decadenza maturate prima che il ruolo fosse reso esecutivo, per lo sgravio già disposto, per la sospensione concessa dall'ente e per le sentenze di annullamento in giudizi a cui l'agente non ha partecipato. Attenzione: la dichiarazione non è un ricorso, non ferma i termini per impugnare l'intimazione (60 giorni) e non si può ripetere; se i sessanta giorni sono passati, resta il ricorso o l'istanza di autotutela all'ente.

Ho fatto ricorso contro un avviso di accertamento da 40.000 euro: intanto devo pagare?

In parte. Il ricorso non sospende la riscossione: in pendenza del primo grado è dovuto un terzo delle imposte accertate con gli interessi (art. 15 DPR 602/1973), poi due terzi dopo una sentenza di primo grado sfavorevole e il resto dopo l'appello (art. 68 D.Lgs. 546/1992). Per evitare anche il terzo può chiedere la sospensione giudiziale (art. 47 D.Lgs. 546/1992) nel ricorso o con istanza separata, dimostrando il pericolo di un danno grave e irreparabile (per esempio l'insostenibilità del pagamento per l'impresa) e la non manifesta infondatezza del ricorso: la trattazione è fissata entro trenta giorni, in casi di eccezionale urgenza il presidente sospende con decreto, e l'ordinanza può essere condizionata a una garanzia, salvo per chi ha il «bollino di affidabilità fiscale»; contro l'ordinanza c'è il reclamo o l'impugnazione in quindici giorni. In parallelo può chiedere all'ufficio la sospensione amministrativa (art. 39 DPR 602/1973), discrezionale e revocabile, o presentare istanza di autotutela per gli errori evidenti. Le somme sospese e poi risultate dovute producono interessi.

La cartella è di un debito vero ma non riesco a pagarla: la sospensione mi aiuta?

No: la sospensione legale serve solo per i cinque casi tassativi (prescrizione o decadenza anteriori al ruolo, sgravio, sospensione dell'ente, sentenza, pagamento anteriore), e usarla per motivi diversi non sospende nulla; con documenti falsi si rischia una sanzione dal 100 al 200% del dovuto oltre al penale (c. 541). Per il debito dovuto ma insostenibile lo strumento è la rateizzazione (art. 19 DPR 602/1973), che con la sola domanda blocca nuovi fermi, ipoteche e pignoramenti e, sotto i 120.000 euro, arriva a 84 rate con semplice richiesta e a 120 documentando la difficoltà; oppure una definizione agevolata quando è aperta, o il sovraindebitamento se i debiti superano ogni capacità. Per i debiti fino a 1.000 euro l'agente non può comunque avviare azioni cautelari o esecutive prima di 120 giorni dall'invio del dettaglio delle iscrizioni (c. 544).

Che cosa cambia dal 2027 con il testo unico?

La sostanza resta: il D.Lgs. 33/2025 (testo unico dei versamenti e della riscossione) riscrive nell'art. 120 la sospensione legale dei commi 537-542 della L. 228/2012, che sono abrogati con effetto dal 1° gennaio 2027, con gli stessi presupposti, lo stesso termine di sessanta giorni, il meccanismo della trasmissione all'ente e l'annullamento di diritto dopo 220 giorni; cambia il riferimento normativo da citare nelle dichiarazioni e nei ricorsi. Anche le altre norme sulla riscossione (rateizzazione, sospensione amministrativa, riscossione frazionata, fermo e ipoteca) confluiscono nel testo unico con nuova numerazione: chi presenta atti a cavallo del 2027 deve indicare la disposizione vigente alla data dell'atto. Le dichiarazioni presentate nel 2026 restano valide e seguono il procedimento avviato.

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Fonti normative

I testi sono quelli vigenti su normattiva.it alla data di verifica della pagina.

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