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GuidaDiritto amministrativo · TAR e Consiglio di Stato

Quanto costa un ricorso al TAR: contributo unificato e spese

Il costo fisso di un ricorso al TAR è il contributo unificato: 650 euro nel caso ordinario, ma 300 per accesso, silenzio e ottemperanza, 1.800 nei riti abbreviati e da 2.000 a 6.000 negli appalti; in appello cresce della metà e, se l'appello è respinto, si paga un'altra volta. A questo si aggiungono notifiche, parcella e il rischio della condanna alle spese.

Verificato il 21 settembre 2026Lettura: 6 min

In breve

  • Importi di primo grado (art. 13, c. 6-bis, DPR 115/2002): 650 euro nel caso ordinario e per il ricorso straordinario; 300 per accesso agli atti, silenzio, cittadinanza, residenza, soggiorno e ingresso, ottemperanza; 1.800 per i riti abbreviati dell'art. 119 c.p.a.; 2.000, 4.000 o 6.000 per gli appalti secondo il valore; pubblico impiego a scaglioni civili dimezzati; zero per l'accesso alle informazioni ambientali.
  • Aumenti: +50% se il difensore non indica PEC (e fax) o la parte omette il codice fiscale; +50% in appello; raddoppio se l'appello è respinto o dichiarato inammissibile (c. 1-quater).
  • Ogni domanda nuova paga: ricorso incidentale e motivi aggiunti con domande nuove sono «ricorsi» e scontano un contributo autonomo; la domanda cautelare e l'istanza di prelievo no.
  • Chi paga: chi deposita, al deposito, solo in via telematica; alla fine è a carico del soccombente anche se le spese sono compensate.
  • Le altre spese: notifiche (PEC gratuite, ufficiale giudiziario a pagamento), eventuali copie, consulenze, parcella dell'avvocato secondo i parametri e, se si perde, le spese della controparte.

Gli importi

Art. 13, comma 6-bis, lett. e), DPR 115/2002 — Contributo unificato nel processo amministrativo

«in tutti gli altri casi non previsti dalle lettere precedenti e per il ricorso straordinario al Presidente della Repubblica nei casi ammessi dalla normativa vigente, il contributo dovuto è di euro 650».

Tipo di ricorsoTAR (primo grado)Consiglio di Stato (appello)Norma
Ricorso ordinario (annullamento, risarcimento, ricorso straordinario)650 €975 €art. 13, c. 6-bis, lett. e
Accesso agli atti (art. 116 c.p.a.), silenzio (art. 117), cittadinanza, residenza, soggiorno, ingresso, ottemperanza300 €450 €lett. a
Accesso alle informazioni ambientali (D.Lgs. 195/2005)esenteesentelett. a
Pubblico impiegoscaglioni civili per valore ridotti alla metà (118,50 € fino a 26.000; 259 € fino a 52.000 e per il valore indeterminabile; 379,50 € fino a 260.000); esenzione per redditi fino a 40.978,92 €+50%lett. b; art. 13, c. 3; art. 9, c. 1-bis
Rito abbreviato (art. 119 c.p.a.: espropriazioni, telecomunicazioni, energia, autorità indipendenti, ecc.)1.800 €2.700 €lett. c
Appalti e concessioni (art. 119, c. 1, lett. a e b): valore fino a 200.000 €2.000 €3.000 €lett. d
Appalti: da 200.000 a 1.000.000 €4.000 €6.000 €lett. d
Appalti: oltre 1.000.000 € o senza dichiarazione di valore6.000 €9.000 €lett. d; art. 14, c. 3-ter
Ricorso incidentale, motivi aggiunti con domande nuovestesso importo del ricorsostesso importoc. 6-bis.1
Appello respinto, inammissibile o improcedibile—ulteriore importo pari al contributo dell'appelloart. 13, c. 1-quater

Negli appalti il valore è l'importo a base d'asta indicato negli atti di gara e, per le sanzioni, la somma irrogata (art. 14, c. 3-ter): la dichiarazione di valore va inserita nelle conclusioni del ricorso, altrimenti si paga il massimo di 6.000 euro. Gli importi delle lettere a-e sono aumentati della metà se il difensore non indica la PEC e il fax o se manca il codice fiscale della parte (c. 6-bis.1): un errore formale che costa 325 euro. L'aumento della metà per i giudizi di impugnazione (c. 1-bis) porta l'appello ordinario a 975 euro, e il c. 1-quater impone a chi perde l'appello, anche incidentale, di versare un secondo contributo di pari importo: il giudice ne dà atto in sentenza e l'obbligo sorge al deposito. Le controversie sull'accertamento della cittadinanza davanti al giudice ordinario hanno una voce propria di 600 euro per ciascun ricorrente (c. 1-sexies), diversa dai 300 del ricorso amministrativo contro il diniego.

Chi paga, quando, e che cosa succede se non si paga

Il contributo è dovuto «per ciascun grado di giudizio» (art. 9) dalla parte che deposita il ricorso, contestualmente al deposito (art. 14, c. 1), e nel processo amministrativo telematico si versa solo con pagoPA dalla piattaforma della giustizia amministrativa, allegando la ricevuta; le amministrazioni pubbliche ricorrenti lo prenotano a debito. Le parti resistenti e i controinteressati che si limitano a difendersi non pagano; pagano invece se propongono ricorso incidentale o motivi aggiunti con domande nuove. La domanda cautelare, l'istanza di prelievo, l'istanza di fissazione e le memorie non scontano nulla, e neppure l'esecuzione della sentenza (che è però un giudizio di ottemperanza a 300 euro).

In caso di omesso o insufficiente pagamento la segreteria notifica entro trenta giorni l'invito al pagamento, con l'avvertenza che, decorso un mese, l'importo sarà iscritto a ruolo con gli interessi legali e con la sanzione dell'art. 71 del testo unico dell'imposta di registro, oggi pari al 70% del dovuto per le violazioni dal 1° settembre 2024, senza la riduzione prevista da quella norma (artt. 16 e 248). Il mancato pagamento non rende il ricorso inammissibile: il TAR lo tratta comunque, ma il debito resta e viene riscosso come un tributo. Chi è ammesso al patrocinio a spese dello Stato (reddito fino a 13.659,64 euro) non paga il contributo, prenotato a debito, e nelle controversie di pubblico impiego l'esenzione per reddito arriva a tre volte quella soglia (art. 9, c. 1-bis).

Le altre spese e la condanna alle spese

  1. Notifiche: il ricorso va notificato all'amministrazione e ad almeno un controinteressato; via PEC dall'avvocato non costa nulla, tramite ufficiale giudiziario o posta costano i diritti e le raccomandate (poche decine di euro per destinatario).
  2. Parcella dell'avvocato: secondo i parametri del DM 55/2014 per il giudizio amministrativo, per fasi e scaglioni di valore (valore indeterminabile per la maggior parte delle impugnazioni), oltre a spese generali del 15%, CPA e IVA; il preventivo scritto è obbligatorio e una parcella contestata si discute con il Consiglio dell'ordine.
  3. Verificazione e consulenza tecnica: se disposte dal TAR, l'anticipo è a carico della parte indicata dal giudice e alla fine segue la soccombenza.
  4. Spese di lite: chi perde è di regola condannato a rifondere all'altra parte compensi e spese liquidati in sentenza, oltre al contributo unificato; la compensazione è possibile per soccombenza reciproca o per questioni nuove o incerte, ma il contributo resta comunque a carico del soccombente.
  5. Lite temeraria: nei ricorsi manifestamente infondati il giudice può condannare al pagamento di una somma ulteriore in favore della controparte (art. 26, c. 2, c.p.a.), oltre alla responsabilità aggravata dell'art. 96 c.p.c.

Per un ricorso ordinario di primo grado, dunque, i costi vivi certi sono 650 euro più le notifiche, mentre la voce principale è la parcella; negli appalti il solo contributo può arrivare a 6.000 euro per grado, e la sconfitta in appello ne raddoppia il peso. Le regole del giudizio sono nella guida al ricorso al TAR e, per le gare, al ricorso negli appalti; i costi del processo civile sono nella pagina sul contributo unificato civile.

Domande frequenti

Quando e come si paga il contributo unificato al TAR?
Al deposito del ricorso, dalla parte che lo propone (art. 14 DPR 115/2002), esclusivamente in via telematica tramite la piattaforma pagoPA integrata nel processo amministrativo telematico; la ricevuta si allega al deposito. Lo stesso vale per il ricorso incidentale e per i motivi aggiunti che introducono domande nuove, che sono «ricorsi» a tutti gli effetti (art. 13, c. 6-bis.1). Chi non paga riceve dalla segreteria l'invito al pagamento entro trenta giorni e, se non provvede entro un mese, l'iscrizione a ruolo con interessi e la sanzione dell'art. 71 del testo unico sul registro, oggi il 70% (artt. 16 e 248).
Se vinco, il contributo unificato mi viene restituito?
Non dall'ufficio: il contributo resta versato, ma «l'onere relativo al pagamento dei suddetti contributi è dovuto in ogni caso dalla parte soccombente, anche nel caso di compensazione giudiziale delle spese e anche se essa non si è costituita in giudizio» (art. 13, c. 6-bis.1), con la soccombenza determinata al passaggio in giudicato. In pratica si recupera dalla controparte con la sentenza, come voce delle spese di lite, e se il giudice compensa le spese resta comunque dovuto dal soccombente.
Quanto costa l'appello al Consiglio di Stato?
Gli importi del primo grado aumentati della metà: 975 euro nel caso ordinario, 450 per accesso, silenzio, cittadinanza e ottemperanza, 2.700 nel rito abbreviato, 3.000, 6.000 o 9.000 negli appalti. Se l'appello, anche incidentale, è respinto integralmente o dichiarato inammissibile o improcedibile, chi lo ha proposto deve versare un ulteriore importo pari al contributo dovuto per l'impugnazione (art. 13, c. 1-quater): un appello ordinario perso costa quindi 1.950 euro di solo contributo.
Il ricorso al TAR per un concorso pubblico o per il pubblico impiego costa 650 euro?
No: per le controversie di pubblico impiego (compresi i concorsi per i rapporti rimasti in regime pubblicistico, come militari, polizia, magistrati, professori universitari) si applica il comma 3 dell'art. 13, cioè gli scaglioni del processo civile per valore ridotti alla metà, e chi ha un reddito imponibile fino a tre volte la soglia del patrocinio a spese dello Stato (13.659,64 euro, quindi 40.978,92) non paga nulla (art. 9, c. 1-bis). Le cause di valore indeterminabile seguono lo scaglione corrispondente, dimezzato.

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Fonti normative

I testi sono quelli vigenti su normattiva.it alla data di verifica della pagina.

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