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GuidaSocietà e impresa · Costituire e gestire una società

Ditta individuale, srl o società semplice: quale forma scegliere

La ditta individuale costa poco e paga il forfettario, ma espone tutto il patrimonio; la srl protegge la casa e paga il 24% fisso, ma costa di più e distribuire gli utili costa un altro 26%; la società semplice serve solo a chi non fa impresa commerciale. La scelta dipende da rischio, reddito atteso, soci e prospettive: i numeri del 2026 per decidere.

Verificato il 21 settembre 2026Lettura: 6 min

In breve

  • Ditta individuale: apertura in un giorno con la ComUnica, costi minimi, forfettario al 15% (5% per i primi 5 anni) fino a 85.000 euro di ricavi, poi IRPEF a scaglioni; contributi INPS artigiani o commercianti con un minimo fisso di circa 4.500-4.600 euro l'anno; responsabilità illimitata su tutti i beni (art. 2740 c.c.).
  • Srl: atto notarile, capitale da 10.000 euro (25% versato) o srls da 1 euro con statuto standard, bilancio annuale; responsabilità limitata al patrimonio sociale (art. 2462), salvo garanzie personali e responsabilità da gestione; IRES 24% + IRAP 3,9% sugli utili, 26% sui dividendi; costi annuali più alti.
  • Società semplice: solo attività non commerciali (agricola, immobiliare di godimento, professionale); nessun bilancio, responsabilità illimitata dei soci che agiscono e, salvo patto, degli altri (art. 2267); non fallisce; tassazione per trasparenza.
  • Snc e sas: per attività commerciale con più soci senza il costo della srl, ma responsabilità illimitata e solidale (nella sas solo per gli accomandatari).
  • Regola pratica: ditta per iniziare con redditi contenuti e rischio basso; srl quando il rischio, i soci, gli investimenti o il reddito crescono; il passaggio si fa con conferimento o trasformazione.

Responsabilità e patrimonio

Art. 2462 c.c. — Responsabilità nella società a responsabilità limitata

«Nella società a responsabilità limitata per le obbligazioni sociali risponde soltanto la società con il suo patrimonio. In caso di insolvenza della società, per le obbligazioni sociali sorte nel periodo in cui l'intera partecipazione è appartenuta ad una sola persona, questa risponde illimitatamente quando i conferimenti non siano stati effettuati secondo quanto previsto dall'articolo 2464, o fin quando non sia stata attuata la pubblicità prescritta dall'articolo 2470».

La differenza fondamentale è nel rischio. L'imprenditore individuale risponde dei debiti dell'impresa «con tutti i suoi beni presenti e futuri» (art. 2740): la casa, i risparmi, lo stipendio del futuro; l'impresa familiare non cambia la regola, e il fondo patrimoniale protegge solo dai debiti estranei ai bisogni della famiglia. Nella srl i creditori possono aggredire solo il patrimonio della società; il socio perde al massimo il conferimento, salvo tre eccezioni ricorrenti: le fideiussioni personali chieste da banche, locatori e fornitori, che riportano il rischio sul patrimonio del socio; la responsabilità dell'amministratore verso società e creditori per la gestione (artt. 2476 e 2486 c.c.), che nella crisi diventa il primo bersaglio del curatore; il socio unico che non versa i conferimenti o non cura la pubblicità (art. 2462, c. 2). Nella società semplice e nella snc i soci rispondono personalmente e solidalmente, con il beneficio della preventiva escussione del patrimonio sociale; nella sas solo gli accomandatari. Un'altra differenza è la fallibilità: la ditta individuale e le società commerciali sono soggette a liquidazione giudiziale se superano le soglie dell'impresa minore (attivo 300.000, ricavi 200.000, debiti 500.000 euro: art. 2 CCII), altrimenti al sovraindebitamento; la società semplice mai.

Tasse e contributi a confronto

Ditta individualeSrl / srlsSocietà semplice, snc, sas
CostituzioneComUnica al registro imprese (diritti e bollo, poche decine di euro), partita IVA, iscrizione INPS e, se serve, SCIAatto pubblico notarile; srl ordinaria capitale 10.000 euro (25% versato, 100% se unipersonale), srls da 1 a 9.999 euro con statuto standard senza onorario notarile; imposta di registro, diritti, bollo, iscrizionesocietà semplice: scrittura privata registrata; snc e sas: atto notarile
Costi annualidiritto camerale minimo, contabilità semplificata o forfettariadiritto camerale più alto, bilancio con deposito e bollo, libri sociali, contabilità ordinaria, eventuale revisore sopra le sogliecontabilità semplificata; snc e sas depositano solo gli atti
Imposte sul redditoforfettario 15% (5% nuove attività per 5 anni) fino a 85.000 euro di ricavi e 20.000 di spese per dipendenti, senza IVA e IRAP; altrimenti IRPEF 23% fino a 28.000, 33% fino a 50.000, 43% oltre, più addizionali; niente IRAP per le persone fisiche dal 2022IRES 24% e IRAP 3,9% sull'utile; utili distribuiti tassati al 26% in capo ai soci persone fisiche; compensi all'amministratore deducibili e tassati IRPEFtassazione per trasparenza: il reddito è imputato ai soci e tassato con l'IRPEF anche se non distribuito; IRAP per le società commerciali
Contributi INPS 2026artigiani 24% e commercianti 24,48% sul reddito, con minimale di 18.808 euro (fissi 4.521,36 e 4.611,64 euro anche a reddito zero; riduzione del 35% per i forfettari a richiesta); professionisti senza cassa: gestione separata 26,07% senza minimaleil socio che lavora nell'impresa commerciale o artigiana si iscrive a INPS artigiani/commercianti sulla sua quota di reddito; l'amministratore con compenso va in gestione separata; il socio di capitale non versa nullai soci che lavorano si iscrivono alle gestioni artigiani/commercianti sul reddito imputato
Responsabilitàillimitatalimitata (salvo garanzie e gestione)illimitata (sas: solo accomandatari)
Liquidazione giudizialesì, sopra le soglie dell'impresa minoresìsemplice no; snc e sas sì, con estensione ai soci illimitati

Il confronto fiscale va fatto sui numeri reali. Sotto gli 85.000 euro il forfettario vince quasi sempre: per un commerciante con 60.000 euro di ricavi e coefficiente del 40% il reddito imponibile è 24.000 euro, l'imposta 3.600 (o 1.200 nei primi cinque anni), i contributi sul reddito circa 5.900. La stessa attività in srl paga IRES e IRAP sull'utile effettivo e, per portare i soldi al socio, un altro 26%: in totale ben oltre il 40% se l'utile viene distribuito. La srl recupera terreno quando il reddito supera i 50.000-60.000 euro e resta in azienda per investimenti, quando ci sono più soci con quote diverse, quando servono finanziamenti o partecipazioni esterne, o quando il rischio dell'attività (responsabilità verso clienti, debiti verso fornitori, dipendenti) è tale che la protezione patrimoniale vale più del costo. La srls riduce il costo iniziale ma non quello annuale, ha uno statuto rigido e una credibilità minore con le banche.

Come scegliere e come cambiare

  1. Misurare il rischio: attività con responsabilità potenzialmente alta (edilizia, alimentare, trasporti, consulenza con danni ingenti, molti fornitori) spingono verso la srl; attività di servizio a basso rischio con ricavi contenuti restano ditte forfettarie.
  2. Stimare reddito e reinvestimento: utili prelevati subito e sotto gli 85.000 euro favoriscono la ditta; utili reinvestiti e crescenti favoriscono la srl; il regime forfettario decade l'anno dopo il superamento della soglia, o subito sopra i 100.000 euro.
  3. Contare soci e successione: con più persone la srl regola quote, decisioni e uscite con lo statuto; la ditta non è trasmissibile se non con cessione d'azienda; la società semplice è lo strumento tipico per detenere immobili e partecipazioni di famiglia.
  4. Prevedere il cambio: dalla ditta alla srl si passa con il conferimento dell'azienda (perizia, notaio, neutralità fiscale) o cessione; dalla snc alla srl con la trasformazione; dalla srl alla ditta si torna solo liquidando. Il momento giusto è prima di assumere rischi nuovi, non dopo.
  5. Non dimenticare le garanzie: chi sceglie la srl per proteggere il patrimonio e poi firma fideiussioni illimitate ha speso di più per lo stesso rischio; negoziare massimali e durate delle garanzie fa parte della scelta.

Le regole di funzionamento della srl sono nella guida alla srl; le società di persone nella pagina su snc e sas; requisiti, decadenza e controlli del forfettario nella pagina sulla partita IVA forfettaria; che cosa rischia chi amministra una società in difficoltà nella pagina sulla responsabilità degli amministratori.

Domande frequenti

Con la srl la mia casa è davvero al sicuro?
Per i debiti della società sì: risponde solo la società con il suo patrimonio (art. 2462 c.c.). Le eccezioni sono le garanzie personali che banche e fornitori chiedono quasi sempre ai soci (fideiussioni), la responsabilità dell'amministratore per gestione dannosa o per aver aggravato il dissesto, i debiti fiscali e contributivi che la legge in alcuni casi addossa a chi ha gestito, e il socio unico che non ha versato i conferimenti o non ha fatto la pubblicità prescritta. Con la ditta individuale, invece, si risponde con tutti i beni presenti e futuri (art. 2740).
Quanto costa aprire e mantenere una srl rispetto a una ditta?
La ditta individuale si apre con la ComUnica alla camera di commercio (poche decine di euro più il diritto annuale) e non ha bilancio da depositare; la srl richiede l'atto notarile (la srls ha lo statuto standard e nessun onorario notarile, ma paga comunque imposte e diritti), il capitale (10.000 euro versato al 25% nella srl ordinaria, da 1 a 9.999 nella srls), e ogni anno bilancio, deposito, libri sociali, diritto camerale più alto e un commercialista più impegnato: in media qualche migliaio di euro l'anno in più. Il vantaggio fiscale della srl compensa il costo solo sopra certi redditi, se gli utili restano in azienda.
Quando conviene il forfettario e quando l'IRES?
Il forfettario è riservato alle persone fisiche con ricavi fino a 85.000 euro e spese per dipendenti fino a 20.000: imposta sostitutiva del 15% (5% nei primi cinque anni per le nuove attività) sul reddito calcolato con il coefficiente di redditività, niente IVA in fattura, niente IRAP. Sopra la soglia la ditta paga l'IRPEF a scaglioni (23% fino a 28.000, 33% fino a 50.000, 43% oltre) più addizionali; la srl paga IRES al 24% e IRAP al 3,9% sugli utili, e i soci il 26% su quanto distribuito: conviene quando i redditi sono alti e in buona parte reinvestiti, oppure quando ci sono più soci e un rischio da isolare.
Che differenza c'è tra società semplice e snc?
La società semplice può svolgere solo attività non commerciali (agricola, gestione di immobili o partecipazioni, professionale in forma associata) e non è soggetta a liquidazione giudiziale; la snc e la sas sono società commerciali con responsabilità illimitata e solidale di tutti i soci (nella sas solo degli accomandatari) e falliscono con i loro soci. Entrambe hanno redditi tassati per trasparenza in capo ai soci con l'IRPEF, senza IRES; la semplice è oggi usata soprattutto come «cassaforte» di famiglia per immobili e quote.

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Fonti normative

I testi sono quelli vigenti su normattiva.it alla data di verifica della pagina.

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