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ProceduraSocietà e impresa · Costituire e gestire una società

Scioglimento e liquidazione della società

Una società di capitali non si chiude spegnendo la luce: si scioglie per una delle cause previste dalla legge, entra in liquidazione con liquidatori che vendono i beni e pagano i creditori, approva un bilancio finale e viene cancellata dal registro delle imprese. Ogni passaggio ha regole e responsabilità: gli amministratori che continuano a gestire come se nulla fosse rispondono dei danni con una presunzione che li inchioda, i liquidatori che distribuiscono ai soci prima di pagare i creditori rispondono in proprio, e dopo la cancellazione i debiti non pagati seguono i soci per quanto hanno incassato. Questa pagina spiega, dalla causa di scioglimento alla cancellazione, come si liquida una srl o una spa e che cosa possono fare i creditori rimasti fuori.

Verificato il 21 settembre 2026Lettura: 9 min

In breve

  • Cause (art. 2484): termine, oggetto raggiunto o impossibile, assemblea che non funziona, capitale sotto il minimo, recesso non liquidabile, delibera, cause statutarie, liquidazione giudiziale; effetti dall'iscrizione al registro.
  • Amministratori: accertano senza indugio (2485) e gestiscono solo per conservare (2486); danno presunto = differenza dei patrimoni netti.
  • Liquidatori: nominati dall'assemblea o dal tribunale (2487), realizzano l'attivo e pagano i creditori; niente acconti ai soci se non avanza (2491); bilanci annuali (2490).
  • Chiusura: bilancio finale, reclamo in 90 giorni (2492-2493), cancellazione ed estinzione (2495), libri depositati 10 anni (2496).
  • Dopo: creditori contro i soci per quanto riscosso e contro i liquidatori in colpa (2495; SU 6070/2013, 3625/2025); liquidazione giudiziale entro 1 anno (art. 33 CCII); fisco per 5 anni.

Scioglimento: le cause e la gestione conservativa

Art. 2486, primo e terzo comma, c.c.

«Al verificarsi di una causa di scioglimento e fino al momento della consegna di cui all'articolo 2487-bis, gli amministratori conservano il potere di gestire la società, ai soli fini della conservazione dell'integrità e del valore del patrimonio sociale. [...] Quando è accertata la responsabilità degli amministratori a norma del presente articolo, e salva la prova di un diverso ammontare, il danno risarcibile si presume pari alla differenza tra il patrimonio netto alla data in cui l'amministratore è cessato dalla carica o, in caso di apertura di una procedura concorsuale, alla data di apertura di tale procedura e il patrimonio netto determinato alla data in cui si è verificata una causa di scioglimento di cui all'articolo 2484, detratti i costi sostenuti e da sostenere, secondo un criterio di normalità, dopo il verificarsi della causa di scioglimento e fino al compimento della liquidazione.»

Le società di capitali si sciolgono per le cause dell'art. 2484: il decorso del termine di durata, il conseguimento dell'oggetto sociale o l'impossibilità sopravvenuta di conseguirlo, se l'assemblea convocata senza indugio non modifica lo statuto; l'impossibilità di funzionamento o la continuata inattività dell'assemblea, che è la via d'uscita dallo stallo tra soci al 50%; la riduzione del capitale sotto il minimo legale, se l'assemblea non ricapitalizza o trasforma (artt. 2447 e 2482-ter); l'impossibilità di liquidare la quota del socio receduto (2437-quater e 2473); la delibera dell'assemblea, con le maggioranze delle modifiche statutarie; le cause previste dallo statuto; e, dal codice della crisi, l'apertura della liquidazione giudiziale o della liquidazione controllata (n. 7-bis). Gli effetti non decorrono dal fatto ma dall'iscrizione nel registro delle imprese della dichiarazione con cui gli amministratori accertano la causa, o della delibera: per questo l'art. 2485 impone agli amministratori di accertare «senza indugio» e li rende responsabili in solido verso società, soci, creditori e terzi dei danni da ritardo, con il tribunale che accerta la causa con decreto su istanza di singoli soci, amministratori o sindaci quando essi restano inerti. Dal verificarsi della causa alla consegna ai liquidatori gli amministratori gestiscono solo per conservare l'integrità e il valore del patrimonio: possono completare le commesse in corso, incassare, custodire, non possono avviare nuove operazioni, indebitarsi o continuare a produrre in perdita. La violazione è il cuore delle azioni di responsabilità nelle procedure concorsuali, perché il terzo comma, introdotto dal codice della crisi, presume il danno pari alla differenza tra il patrimonio netto alla cessazione dell'amministratore o all'apertura della procedura e quello alla data della causa di scioglimento, dedotti i costi di liquidazione normali, e, se le scritture mancano o sono inattendibili, pari alla differenza tra attivo e passivo accertati nella procedura; all'amministratore resta la prova di un danno diverso, che richiede una contabilità ordinata e la ricostruzione dei patrimoni netti a ciascuna data. Prima di sciogliere si può sempre revocare lo stato di liquidazione, eliminando la causa e deliberando con le maggioranze statutarie: la revoca ha effetto dopo sessanta giorni dall'iscrizione, salvo consenso o pagamento dei creditori, che possono fare opposizione (art. 2487-ter).

La liquidazione

FaseRegolaNorma
Nomina dei liquidatoriAssemblea convocata dagli amministratori contestualmente all'accertamento, con le maggioranze delle modifiche statutarie: numero, nomi e rappresentanza, criteri di liquidazione, poteri (cessione dell'azienda, di rami o beni, esercizio provvisorio); tribunale su istanza di soci, amministratori o sindaci se l'assemblea non è convocata o non delibera; revoca dall'assemblea o dal tribunale per giusta causa2487
Pubblicità e consegnaIscrizione della nomina e dei poteri; denominazione «in liquidazione»; gli amministratori cessano e consegnano libri, situazione dei conti alla data dello scioglimento e rendiconto dall'ultimo bilancio, con verbale; copia al curatore se aperta la procedura2487-bis
Poteri e responsabilitàTutti gli atti utili per la liquidazione, salvo limiti statutari o di nomina; professionalità e diligenza dell'incarico; responsabilità come gli amministratori2489
Bilanci intermediBilancio annuale con relazione su andamento, prospettive anche temporali, criteri; nel primo bilancio le variazioni dei criteri e la documentazione consegnata dagli amministratori; poste separate per l'attività continuata2490
Versamenti e accontiRichiesta ai soci dei versamenti ancora dovuti se i fondi non bastano; divieto di acconti ai soci salvo che i bilanci mostrino che restano somme per pagare integralmente e tempestivamente i creditori, con facoltà di chiedere garanzie; responsabilità solidale verso i creditori2491
Bilancio finaleCon il piano di riparto per socio o azione; relazione di sindaci e revisore; deposito al registro; reclamo di ogni socio al tribunale entro 90 giorni dall'iscrizione del deposito, riunito in unico giudizio2492
ApprovazioneTacita dopo 90 giorni senza reclami, con liberazione dei liquidatori verso i soci; quietanza senza riserve all'ultima quota = approvazione2493
Somme non riscosseDepositate in banca a nome del socio dopo 90 giorni2494
CancellazioneRichiesta dai liquidatori dopo l'approvazione; il conservatore la iscrive decorsi 5 giorni dalla scadenza del termine per i reclami se non ne riceve notizia; la società si estingue2495
LibriDepositati al registro delle imprese e conservati 10 anni, consultabili da chiunque2496

Il liquidatore non è un curatore: lavora per i soci ma con un vincolo verso i creditori, che devono essere pagati prima di qualsiasi distribuzione, e la sua responsabilità è modellata su quella degli amministratori, con l'aggravante dell'art. 2491 per gli acconti indebiti. Le scelte tipiche riguardano la vendita dell'azienda in blocco, che conserva valore e posti di lavoro, contro la vendita atomistica dei beni; l'esercizio provvisorio per completare le commesse; le transazioni con i creditori, che i liquidatori possono concludere nei limiti dei poteri ricevuti. Se l'attivo non basta a pagare tutti, la liquidazione volontaria non può proseguire secondo l'ordine delle cause di prelazione con pagamenti parziali, perché non è una procedura concorsuale: i liquidatori devono chiedere l'apertura della liquidazione giudiziale, o accedere agli strumenti di regolazione della crisi, e chi paga alcuni creditori e non altri risponde. I soci ricevono ciò che resta secondo il bilancio finale, che va approvato o reclamato entro novanta giorni; la quietanza senza riserve chiude ogni contestazione.

Dopo la cancellazione

La cancellazione estingue la società anche se restano debiti, crediti o beni: la vecchia tesi della cancellazione «inefficace» in presenza di rapporti pendenti è stata superata dalle Sezioni Unite (sentenze 6070, 6071 e 6072 del 12 marzo 2013), che hanno costruito il fenomeno come successione: i debiti sociali non pagati passano ai soci, che ne rispondono nei limiti di quanto hanno riscosso in base al bilancio finale (illimitatamente se erano soci illimitatamente responsabili), e i crediti e i beni non liquidati passano in comunione ai soci, salvo che si tratti di mere pretese o crediti incerti e litigiosi la cui mancata inclusione nel bilancio finale equivale a rinuncia; le cause pendenti proseguono contro o da parte dei soci, con interruzione del processo. La regola dell'art. 2495 consente ai creditori insoddisfatti di agire contro i soci, fino alle somme riscosse, e contro i liquidatori se il mancato pagamento dipende da loro colpa, notificando presso l'ultima sede entro un anno dalla cancellazione. Le Sezioni Unite del 12 febbraio 2025, n. 3625, hanno risolto il contrasto sull'onere della prova: la riscossione di somme in base al bilancio finale è una condizione dell'azione, non della legittimazione, e, se i soci la contestano, deve provarla il creditore, compresa l'Agenzia delle entrate che notifica ai soci l'accertamento per i debiti tributari della società estinta; l'interesse ad agire non è escluso dalla mancata riscossione, ma senza prova di somme riscosse la domanda è respinta nel merito. Per il fisco vale poi la regola speciale dell'art. 28 c. 4 D.Lgs. 175/2014: ai soli fini della validità degli atti di liquidazione, accertamento, contenzioso e riscossione di tributi, contributi, sanzioni e interessi l'estinzione ha effetto trascorsi cinque anni dalla richiesta di cancellazione, e i liquidatori rispondono in proprio delle imposte del periodo di liquidazione e dei precedenti non pagate con le attività della liquidazione, i soci nei limiti del denaro e dei beni ricevuti nei due periodi d'imposta precedenti la liquidazione o durante la stessa (art. 36 DPR 602/1973). Infine il codice della crisi: la liquidazione giudiziale può essere aperta entro un anno dalla cancellazione se l'insolvenza è anteriore o si manifesta entro l'anno (art. 33 CCII), e la società deve mantenere attiva la PEC per un anno; l'apertura riporta in vita le azioni di responsabilità contro amministratori e liquidatori, con la presunzione dell'art. 2486, e le revocatorie dei pagamenti preferenziali.

Come si chiude bene una società

  1. Accertare e iscrivere la causa di scioglimento senza indugio; da quel giorno solo gestione conservativa e situazione patrimoniale datata.
  2. Assemblea: nomina dei liquidatori con poteri chiari (vendita dell'azienda, esercizio provvisorio, transazioni); iscrizione e consegna con verbale.
  3. Realizzo e pagamenti: inventario dei debiti, pagamento integrale dei creditori, accantonamenti per i debiti condizionati e per il fisco; niente acconti ai soci senza margine.
  4. Bilancio finale con piano di riparto, relazione dei controllori, deposito; 90 giorni per i reclami; poi cancellazione e deposito dei libri.
  5. Dopo: conservare la documentazione per 10 anni, la PEC per un anno, e attendersi per 5 anni gli atti del fisco; i creditori insoddisfatti agiscono contro soci e liquidatori entro i termini di prescrizione.

Sciogliere una società è una procedura, non un evento: chi la governa nell'ordine giusto, accertamento, liquidatori, creditori, bilancio finale, cancellazione, chiude senza code; chi salta i passaggi lascia responsabilità che durano anni. La procedura concorsuale è nella pagina sulla liquidazione giudiziale; le azioni contro chi ha gestito male nella pagina sulla responsabilità dell'amministratore; la richiesta del creditore nella pagina sull'istanza di liquidazione giudiziale.

Domande frequenti

La mia srl ha perso il capitale: posso continuare a lavorare mentre decido cosa fare?
No. La riduzione del capitale sotto il minimo è causa di scioglimento (art. 2484 n. 4) se l'assemblea non ricapitalizza o trasforma; da quel momento gli amministratori devono accertarla senza indugio, iscriverla al registro e gestire solo per conservare il patrimonio (art. 2486). Se continuano l'attività ordinaria e la società finisce in liquidazione giudiziale, il danno si presume pari alla differenza tra il patrimonio netto alla data della causa di scioglimento e quello alla cessazione o all'apertura della procedura, meno i costi di liquidazione: una presunzione che il curatore usa sistematicamente. Le alternative sono ricapitalizzare, trasformare in società di persone, mettere in liquidazione subito o accedere alla composizione negoziata.
Chi nomina i liquidatori e quanto dura una liquidazione?
L'assemblea, con le maggioranze delle modifiche statutarie, decide numero, nomi, criteri e poteri dei liquidatori, compresa la vendita dell'azienda e l'esercizio provvisorio (art. 2487); se gli amministratori non la convocano o l'assemblea non decide, provvede il tribunale su istanza di soci, amministratori o sindaci. Non c'è un termine di legge: la liquidazione dura finché i beni sono realizzati e i creditori pagati, con bilanci annuali che devono illustrare andamento e prospettive anche temporali (art. 2490); le liquidazioni che si trascinano per anni senza attività espongono i liquidatori alla revoca per giusta causa e alla responsabilità.
Un socio può ricevere acconti durante la liquidazione?
Solo se dai bilanci risulta che la ripartizione non intacca le somme necessarie a pagare integralmente e tempestivamente tutti i creditori, e i liquidatori possono chiedere garanzie (art. 2491); altrimenti i liquidatori rispondono personalmente e in solido verso i creditori danneggiati, e le somme distribuite ai soci sono recuperabili dopo la cancellazione con l'azione dell'art. 2495.
La società che mi doveva dei soldi è stata cancellata: contro chi posso agire?
Contro i soci, fino alla concorrenza delle somme che hanno riscosso in base al bilancio finale di liquidazione, e contro i liquidatori se il mancato pagamento dipende da loro colpa, ad esempio per aver distribuito l'attivo ignorando il tuo credito (art. 2495); entro un anno dalla cancellazione la citazione si notifica presso l'ultima sede. Le Sezioni Unite (6070/2013) hanno chiarito che i soci succedono nei debiti sociali, e (3625/2025) che la riscossione di somme è una condizione dell'azione: se i soci la contestano, devi provarla tu, ad esempio con il bilancio finale depositato. Se la società era insolvente, entro un anno dalla cancellazione puoi chiederne la liquidazione giudiziale (art. 33 CCII), che riapre le azioni di responsabilità e le revocatorie.
Il fisco può accertare una società cancellata?
Sì: per la validità degli atti di liquidazione, accertamento, contenzioso e riscossione di tributi e contributi l'estinzione ha effetto solo cinque anni dopo la richiesta di cancellazione (art. 28 c. 4 D.Lgs. 175/2014), quindi gli avvisi sono notificati alla società estinta nella persona dell'ex liquidatore. Per riscuotere dai soci l'Agenzia deve però provare, se contestato, che hanno riscosso somme dal bilancio finale (SU 3625/2025), e i liquidatori rispondono in proprio delle imposte non pagate con le attività della liquidazione (art. 36 DPR 602/1973).

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Fonti normative

I testi sono quelli vigenti su normattiva.it alla data di verifica della pagina.

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