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GuidaPrivacy e digitale · Reputazione e contenuti online

La responsabilità delle piattaforme per i contenuti degli utenti

Chi ospita contenuti altrui, un social network, un marketplace, un forum, un servizio di video, non è l'autore di ciò che gli utenti pubblicano e non deve controllarlo in anticipo: risponde solo quando sa che un contenuto è illegale e non lo rimuove. La regola, nata con la direttiva sul commercio elettronico e con gli artt. 14-17 del D.Lgs. 70/2003, è oggi scritta nel regolamento europeo sui servizi digitali (DSA), che dal 2024 si applica direttamente in Italia e ha abrogato le vecchie norme; la Cassazione l'aveva già precisata distinguendo l'hosting passivo, che merita l'esenzione, dall'hosting attivo, che organizza e sfrutta i contenuti e ne risponde come chiunque. Questa pagina spiega quando la piattaforma è responsabile, come si crea la conoscenza che fa scattare l'obbligo di agire, che cosa succede se non risponde alla segnalazione e come si ottengono rimozione e risarcimento.

Verificato il 21 settembre 2026Lettura: 8 min

In breve

  • Regola (art. 6 DSA): la piattaforma non risponde dei contenuti degli utenti se non conosce la loro illegalità o se, appena la conosce, li rimuove immediatamente; niente obbligo di sorveglianza preventiva (art. 8).
  • Vecchie norme: gli artt. 14-17 D.Lgs. 70/2003 sono abrogati dal D.Lgs. 50/2024; il DSA si applica direttamente dal 17 febbraio 2024.
  • Hosting attivo (Cass. 7708/2019): chi filtra, organizza, promuove e sfrutta i contenuti risponde come un autore; il passivo risponde solo dopo la segnalazione specifica.
  • Segnalazione (art. 16): motivi, URL, identità, buona fede; se rende evidente l'illiceità crea la conoscenza; risposta motivata, reclamo interno, organismi extragiudiziali, AGCOM.
  • Rimedi: rimozione d'urgenza (art. 700 c.p.c.), risarcimento dalla piattaforma inerte (art. 2043 c.c., art. 54 DSA), sanzioni fino al 6% del fatturato (art. 52).

La regola: esenzione fino alla conoscenza

Art. 6, paragrafo 1, regolamento (UE) 2022/2065

«Nella prestazione di un servizio della società dell'informazione consistente nella memorizzazione di informazioni fornite da un destinatario del servizio, il prestatore del servizio non è responsabile delle informazioni memorizzate su richiesta di un destinatario del servizio, a condizione che detto prestatore: a) non sia effettivamente a conoscenza delle attività o dei contenuti illegali e, per quanto attiene a domande risarcitorie, non sia consapevole di fatti o circostanze che rendono manifesta l'illegalità dell'attività o dei contenuti; oppure b) non appena venga a conoscenza di tali attività o contenuti illegali o divenga consapevole di tali fatti o circostanze, agisca immediatamente per rimuovere i contenuti illegali o per disabilitare l'accesso agli stessi.»

Il regolamento sui servizi digitali distingue tre servizi intermediari e dà a ciascuno un'esenzione condizionata: il semplice trasporto (art. 4, l'operatore di rete o di accesso che non origina, seleziona o modifica ciò che trasmette), la memorizzazione temporanea (art. 5, le copie cache) e la memorizzazione di informazioni, cioè l'hosting in senso ampio (art. 6), che comprende i social network, i marketplace, i servizi di condivisione di video, i forum, i blog con commenti, i cloud, gli app store. Per l'hosting l'esenzione ha due condizioni alternative: non sapere, oppure agire immediatamente appena si sa; per le domande di risarcimento basta la consapevolezza di fatti che rendono manifesta l'illegalità. Due corollari completano il quadro: nessuno Stato può imporre un obbligo generale di sorveglianza sui contenuti o di ricerca attiva degli illeciti (art. 8), e le verifiche volontarie fatte in buona fede non tolgono l'esenzione (art. 7, la clausola del buon samaritano, che supera il timore di perdere la neutralità moderando). L'esenzione cade quando l'utente agisce sotto l'autorità o il controllo del prestatore (art. 6 par. 2) e, nei rapporti con i consumatori, quando il marketplace presenta l'offerta in modo da far credere che il prodotto sia venduto da lui o da un soggetto sotto il suo controllo (par. 3). L'esenzione riguarda la responsabilità per il contenuto, non il potere del giudice: le autorità giudiziarie e amministrative possono sempre esigere che il prestatore impedisca o ponga fine a una violazione (art. 4, 5 e 6, ultimo paragrafo), con ordini che devono indicare la base giuridica, i motivi, l'autorità e gli URL esatti (art. 9). In Italia le norme corrispondenti del D.Lgs. 70/2003, artt. 14-17, sono state abrogate dall'art. 3 c. 4 D.Lgs. 50/2024, e il coordinatore dei servizi digitali è l'AGCOM (art. 15 D.L. 123/2023), con l'AGCM e il Garante privacy per le rispettive competenze; le piattaforme e i motori di ricerca di dimensioni molto grandi sono vigilati dalla Commissione europea.

Hosting attivo e passivo

SituazioneResponsabilitàFonte
Hosting passivo: memorizza e mostra i contenuti caricati dagli utenti, anche con funzioni tecniche avanzate (ricerca, player, categorie automatiche, pubblicità generica)Esente finché non conosce l'illiceità; risponde se, dopo una segnalazione sufficientemente specifica, resta inerteArt. 6 DSA; Cass. 7708/2019 e 7709/2019 (RTI/Yahoo)
Hosting attivo: filtra, seleziona, indicizza, organizza, cataloga, aggrega, valuta, promuove i contenuti con una gestione imprenditoriale che li completa e li sfruttaNessuna esenzione: risponde secondo le regole comuni (art. 2043 c.c., diritto d'autore, marchi) come concorrente nell'illecitoCGUE L'Oréal/eBay C-324/09, YouTube e Cyando C-682/18 e C-683/18; Cass. 7708/2019; art. 6 par. 2 DSA
Contenuti propri o commissionati, editing, testate online, contenuti dell'utente sotto il controllo della piattaformaResponsabilità piena come autore o editoreArt. 6 par. 2 DSA; art. 2043 e 2059 c.c.; art. 595 c.p. per l'autore
Marketplace che si presenta come venditore o non distingue il venditore terzoResponsabilità verso i consumatori come se vendesse luiArt. 6 par. 3 DSA; art. 30 DSA sulla tracciabilità degli operatori commerciali
Motore di ricercaDeindicizzazione su richiesta per dati personali non più pertinenti; nessuna responsabilità editoriale per i risultatiCGUE Google Spain C-131/12; art. 17 GDPR
Operatore di rete, fornitore di accessoEsente; può essere destinatario di ordini di bloccoArt. 4 DSA

La Cassazione, con le sentenze 7708 e 7709 del 19 marzo 2019 nella controversia tra RTI e Yahoo sui video dei programmi Mediaset caricati dagli utenti, ha fissato i criteri che il DSA ha poi assorbito: l'hosting attivo è riconoscibile da indici come le attività di filtro, selezione, indicizzazione, organizzazione, catalogazione, aggregazione, valutazione, uso, modifica, estrazione o promozione dei contenuti, condotte con una gestione imprenditoriale del servizio e con l'adozione di una tecnica di valutazione comportamentale degli utenti per aumentarne la fidelizzazione; le funzioni tecniche avanzate, da sole, non trasformano il servizio in attivo. L'hosting passivo risponde a tre condizioni: conoscenza dell'illecito, che può derivare anche da una comunicazione del titolare del diritto purché sufficientemente specifica; illiceità ragionevolmente constatabile da un operatore professionale senza bisogno di un accertamento giudiziale; possibilità di attivarsi utilmente. Le sentenze richiedevano, per il diritto d'autore, l'indicazione degli URL o di elementi equivalenti che permettano di individuare i contenuti: il DSA ha reso questa specificità il contenuto legale della segnalazione. La Corte di giustizia aveva tracciato la linea nei casi Google France (il servizio di keyword advertising è neutro se non ha un ruolo attivo che gli dia conoscenza o controllo), L'Oréal/eBay (l'assistenza nell'ottimizzazione e promozione delle offerte è un ruolo attivo) e YouTube/Cyando (la piattaforma non comunica al pubblico le opere caricate dagli utenti, salvo che contribuisca deliberatamente, sapendo, ad esempio non adottando misure tecniche affidabili contro le violazioni note); nel caso Glawischnig-Piesczek ha stabilito che il giudice può ordinare la rimozione non solo del contenuto dichiarato illecito ma anche di quelli identici e di quelli equivalenti, individuati con elementi specifici, senza che ciò violi il divieto di sorveglianza generale, e con effetti anche mondiali nei limiti del diritto internazionale.

Segnalazione, inerzia, rimedi

Il meccanismo di segnalazione e azione dell'art. 16 DSA è il perno del sistema: ogni hosting deve offrire un canale elettronico facile da usare, e la segnalazione deve contenere una spiegazione sufficientemente motivata dei motivi di illegalità, l'ubicazione elettronica esatta con gli URL, il nome e l'e-mail del segnalante (salvo per gli abusi sessuali su minori) e una dichiarazione di buona fede sull'esattezza di quanto dichiarato; la piattaforma invia conferma di ricevimento, decide «senza indebito ritardo» in modo tempestivo, diligente, non arbitrario e obiettivo, comunica la decisione e le vie di ricorso, e se ha usato strumenti automatizzati lo dice. La segnalazione che consente a un prestatore diligente di individuare l'illegalità senza un esame giuridico dettagliato produce la conoscenza effettiva dell'art. 6: da quel momento l'inerzia costa l'esenzione. Chi subisce una restrizione (rimozione, retrocessione, sospensione dell'account, blocco dei pagamenti) riceve una motivazione con fatti, base giuridica o clausola contrattuale, e mezzi di ricorso (art. 17); sia il segnalante sia l'utente colpito possono usare il reclamo interno gratuito per sei mesi (art. 20), gli organismi certificati di risoluzione extragiudiziale (art. 21) e il reclamo al coordinatore dei servizi digitali (art. 53); i segnalatori attendibili riconosciuti da AGCOM hanno priorità (art. 22) e chi abusa delle segnalazioni o pubblica ripetutamente contenuti manifestamente illegali viene sospeso dopo un avviso (art. 23). Sul piano civile la vittima ha tre azioni: contro l'autore, sempre responsabile; contro la piattaforma per il danno prodotto dal momento della conoscenza, secondo l'art. 2043 c.c. e, per la lesione dell'onore o della riservatezza, con il danno non patrimoniale dell'art. 2059; e, per le violazioni degli obblighi del regolamento, il risarcimento dell'art. 54 DSA. Per ottenere la rimozione rapida il ricorso d'urgenza ex art. 700 c.p.c. al tribunale del luogo del danneggiato è la via ordinaria: l'ordine indica i contenuti, può estendersi a quelli identici ed equivalenti e si accompagna a una penale per ogni giorno di ritardo (art. 614-bis c.p.c.); l'ordine è un ordine ex art. 9 DSA e la piattaforma deve comunicare il seguito dato. La violazione degli obblighi procedurali del DSA espone la piattaforma alle sanzioni del coordinatore fino al 6% del fatturato annuo mondiale (art. 52), che si aggiungono, non si sostituiscono, al risarcimento. Nel penale la piattaforma non risponde della diffamazione o del revenge porn commessi dall'utente, salvo il concorso doloso, mentre l'inerzia dopo la conoscenza può integrare la responsabilità civile e, per i dati personali, la violazione del GDPR; per le immagini intime il Garante privacy ordina la rimozione in 48 ore (art. 144-bis Codice privacy).

Come agire contro un contenuto illecito

  1. Documentare: screenshot con data, URL esatti, eventuale copia forense; identificare l'autore se possibile.
  2. Segnalare con l'art. 16: motivi giuridici precisi (diffamazione, violazione del diritto d'autore, marchio, dati personali), URL, identità, dichiarazione di buona fede; conservare la conferma di ricevimento.
  3. Attendere la decisione e reclamare: reclamo interno, organismo extragiudiziale, reclamo ad AGCOM per le violazioni procedurali.
  4. Ricorso d'urgenza se il contenuto è manifestamente illecito e il danno cresce ogni giorno: ordine di rimozione, anche dei contenuti equivalenti, con penale.
  5. Risarcimento: causa contro l'autore e, dal momento della conoscenza, contro la piattaforma inerte; per l'hosting attivo, responsabilità piena.

La piattaforma non è mai l'autore, ma non è neppure un muro: dal momento in cui sa, deve agire, e se organizza e sfrutta i contenuti risponde come chi li ha creati. La procedura pratica per un contenuto diffamatorio è nella pagina su come far rimuovere un contenuto diffamatorio; le regole penali nella pagina sulla diffamazione online; il caso delle recensioni nella pagina sulle recensioni online.

Domande frequenti

Ho segnalato a un social un post diffamatorio e non l'hanno tolto: posso chiedere i danni alla piattaforma?
Sì, dal momento in cui la piattaforma ha avuto conoscenza effettiva dell'illiceità e non ha agito. La segnalazione fatta con il meccanismo dell'art. 16 DSA, con i motivi, l'URL esatto, la tua identità e la dichiarazione di buona fede, dà conoscenza se permette a un gestore diligente di riconoscere l'illegalità senza un esame giuridico complesso: per la diffamazione evidente basta, per i casi dubbi (critica, satira, fatti da verificare) la piattaforma può legittimamente attendere un ordine del giudice. Da quel momento l'inerzia la rende corresponsabile con l'autore (art. 6 DSA, art. 2043 c.c.), oltre alla sanzione di AGCOM per la violazione degli obblighi procedurali.
Che differenza c'è tra hosting attivo e passivo?
Il passivo si limita a memorizzare e mettere a disposizione ciò che caricano gli utenti, anche con funzioni tecniche avanzate, e gode dell'esenzione finché non conosce l'illiceità; l'attivo interviene sui contenuti, filtrandoli, selezionandoli, indicizzandoli, organizzandoli, valutandoli o promuovendoli con una gestione imprenditoriale che li completa e li sfrutta, e risponde secondo le regole comuni (Cass. 7708/2019, RTI/Yahoo; CGUE L'Oréal/eBay, YouTube/Cyando). Il DSA formula lo stesso principio escludendo l'esenzione quando l'utente agisce sotto l'autorità o il controllo del prestatore (art. 6 par. 2) e quando il marketplace si presenta come venditore (par. 3).
La piattaforma deve controllare in anticipo ciò che pubblicano gli utenti?
No: l'art. 8 DSA vieta di imporre un obbligo generale di sorveglianza o di ricerca attiva degli illeciti, e l'art. 7 chiarisce che chi fa controlli volontari in buona fede non perde per questo l'esenzione. Il giudice può però ordinare la rimozione di contenuti specifici e di quelli identici o equivalenti già individuati, anche a livello mondiale nei limiti del diritto internazionale (CGUE Glawischnig-Piesczek c. Facebook, C-18/18), e le grandi piattaforme hanno obblighi di valutazione dei rischi sistemici.
Il gestore di un forum o di un gruppo che modera i commenti risponde di quelli offensivi?
Se si limita a ospitare e a rimuovere ciò che viene segnalato, risponde solo dopo la conoscenza dell'illiceità; se seleziona, approva o riscrive i contenuti prima della pubblicazione, o li usa per una propria attività editoriale, è un hosting attivo o un editore e risponde come l'autore. In ogni caso l'autore del commento risponde sempre, civilmente e per diffamazione, e il gestore deve conservare i dati che permettono di identificarlo.
A chi mi rivolgo se la piattaforma non risponde alla segnalazione?
Al reclamo interno (art. 20 DSA, gratuito, disponibile per sei mesi), a un organismo di risoluzione extragiudiziale certificato (art. 21), ad AGCOM come coordinatore dei servizi digitali (art. 53) e, per la rimozione rapida, al giudice con ricorso d'urgenza ex art. 700 c.p.c., che ordina la rimozione e fissa una penale per ogni giorno di ritardo; per il risarcimento, causa ordinaria contro l'autore e la piattaforma inerte.

Domande collegate

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Fonti normative

I testi sono quelli vigenti su normattiva.it alla data di verifica della pagina.

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